Se sia più nobile al nostro corpo offrire gli OGM o lottare contro di loro. Mangiarne o non mangiarne? Questo è il dilemma! Risponde la professoressa Claudia Putzolu

21 maggio 2018 Federico Romani0 commenti postato in interviste

Il 21 febbraio 2018 il Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha autorizzato 19 tipologie di OGM, scatenando un dibattito su scala continentale tra sostenitori e detrattori. A tal proposito abbiamo intervistato la Professoressa Claudia Putzolu, docente di Scienze Naturali nel nostro Liceo, per cercare di far luce su un argomento molto controverso.



OGM significa “organismo geneticamente modificato”. Possiamo modificare un organismo in diversi modi; la selezione è uno di essi. Prendiamo ad esempio il mais: la sua pianta originale è il teosinte, con pannocchie di soli 25 mm. Le selezioni, medianti incroci, in Sudamerica e in Messico hanno portato ad ottenere individui con pannocchie sempre più grandi. Oltre a fare selezioni e incroci noi possiamo anche intervenire direttamente usando, ad esempio, radiazioni senza lasciare però alcuna traccia nel risultato finale (il pompelmo rosa è stato ottenuto infatti con un irraggiamento di neutroni lenti nei primi anni ‘30). Un OGM, secondo quanto si intende oggi, è invece un organismo modificato tramite ingegneria genetica; ma la traccia in questo caso è presente. Infatti nel processo di modifica genetica è necessario introdurre altri geni, per essere sicuri di avere inserito il gene ricercato. La polemica contro gli OGM è però circoscritta alle piante: infatti i primi OGM sono stati dei batteri in grado di produrre l’insulina umana e, ovviamente, in questo caso nessuno si è mostrato contrario. Le principali piante OGM sono il mais, il cotone, la soia e la colza che tuttavia vengono utilizzati per lo più come alimenti per gli animali da allevamento. Nelle confezioni di prodotti ad uso alimentare umano derivati da questi animali, però, non viene riportato se siano stati nutriti con OGM, e questo ci porta a pensare che non ci debbano essere grandi rischi per la salute. Perché, se così non fosse, dovremmo indicare quando una carne è stata ottenuta mediante allevamento con OGM. Inoltre in Italia è vietata la coltivazione ma non l’utilizzo, il che ci fa comprendere che non vi siano problemi per la nostra salute. I detrattori dell’OGM sostengono che la sua pericolosità sia dettata dall’aggiunta di nuovi geni nel processo di ingegnerizzazione, cosa che non avviene, come abbiamo già detto, negli altri organismi modificati. Tuttavia non vi sono evidenze scientifiche a riprova del fatto. Paradossalmente, poiché gli OGM sono bersaglio di continui attacchi, ne risulta che subiscano costanti controlli e il fatto che lascino tracce nel risultato finale li rende molto più controllabili e “tracciabili” rispetto a organismi modificati senza ingegneria genetica. Infatti non sappiamo quali geni potremmo esserci portati dietro con una normale selezione, mentre con un'ingegnerizzazione genetica possiamo conoscere ogni singolo gene aggiunto. E allora il pericolo potrebbe risiedere addirittura in quegli organismi modificati di cui però nessuno si preoccupa, in quanto non trattati in laboratorio. Possiamo dunque affermare che la lotta agli OGM è dettata più da ragioni politiche che scientifiche. La paura per l’OGM è sostanzialmente infondata ma, oggigiorno, se ne sta diffondendo una nuova: quella per il CRISPR, una nuova tecnica di modifica genetica in grado di non lasciare tracce, con tutte le conseguenze del caso.

C’è business dietro alla loro diffusione?

Ovviamente sì, come in qualsiasi attività commerciale. Ma facciamo un esempio: se io fossi un agricoltore di mais e volessi proteggere il raccolto da agenti dannosi che potrebbero comprometterlo e fare in modo che le mie piante siano tutte egualmente produttive, in genere le mie piante sarebbero ibride. Tuttavia, poiché in conformità alle leggi di Mendel facendo incrociare individui ibridi tra loro ne otterrei solo la metà con genotipo eterozigote (ibrido), perderei troppo tempo a sedermi a contare una per una le piante come faceva Mendel e dunque sarebbe più comodo comprare semi già ibridi. Entra poi in gioco il problema delle aflatossine (pericolosissime tossine cancerogene che si sviluppano a causa di un’infezione fungina) che colpisce il mais prodotto “biologicamente”. Infatti quello prodotto in Italia è in buona parte colpito da aflatossine (e dunque inutilizzabile) e pertanto dobbiamo importare OGM. Dunque si tratterebbe più che di business [qui inteso nell’accezione negativa del termine, quello condotto da uomini in giacca e cravatta senza scrupoli che provano a lucrare su tutto, salute compresa, ndr], di vantaggi economici enormi per il coltivatore e l’acquirente.

La tradizione colturale locale non ne risentirebbe?

In molti sostengono erroneamente che con l’introduzione degli OGM si perderanno molti prodotti tipici, ma gli stessi prodotti che vengono difesi così strenuamente sono frutto di studi e modificazioni genetiche (non tramite ingegnerizzazione, ovviamente) ottenute nel corso delle generazioni dagli agricoltori. Allora se potessimo sfruttare questi studi per selezionare il gene che rende più resistente o più saporito un prodotto ne trarremmo più benefici che danni; infatti molti agricoltori sono spesso a favore di una selezione volta a rendere più produttiva una determinata coltura.

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